I giudici costituzionali tedeschi stanno valutando i ricorsi al fondo Esf. Il punto è che senza quei 500 miliardi, i progetti di cui i ministri economici stanno discutendo, lo scudo antispread e gli aiuti alle banche spagnole resterebbero sulla carta.
Stavolta i convitati di pietra sono sedici. I sedici giudici della Corte di Karlsruhe, l’equivalente tedesco della nostra Corte costituzionale, che hanno il potere di fare o disfare ciò che i 17 ministri dell’Economia e delle Finanze dell’Eurogruppo stanno discutendo da ieri sera in una riunione molto difficile a Bruxelles. Da una decisione sull’ammissibilità di sei ricorsi, che la Corte ha discusso ieri ma che sarà resa nota solo il 20 luglio, dipende l’entrata in vigore dell’Esm, il Fondo salva-Stati ricco di 500 miliardi che dovrebbe sostituire il vecchio Efsf dopo un periodo di convivenza. L’Esm è stato votato da Bundestag e Bundesrat il 29 giugno e, per quanto riguarda l’impegno tedesco (160 miliardi, di cui 22 da versare subito), avrebbe dovuto entrare in funzione già ieri.
Ma i ricorsi per ora hanno bloccato tutto e le conseguenze potrebbero essere molto pesanti per l’Eurozona. Senza quei 500 miliardi (940, considerando la convivenza con l’Efsf) i progetti di cui i ministri hanno cominciato a discutere ieri sera rischiano di restare sulla carta, almeno per ora: niente scudo anti-spread, in forse anche il salvataggio delle banche spagnole. Il solo Efsf non basterebbe mai per sostenere l’intervento sul mercato dei titoli, il meccanismo calmieratore proposto da Monti e sostenuto da Hollande e Rajoy.
Per Bankia e compagnia di disastrati istituti iberici poi è dubbio che i soldi bastino anche quando l’Esm arriverà davvero. E ci sono ancora la Grecia, Cipro, il Portogallo, l’Irlanda…
Si può immaginare il braccio di ferro che si sta giocando tra Bruxelles, Berlino e Karlsruhe in queste ore. In Germania l’atteggiamento dei giudici costituzionali, che insieme con l’Esm hanno bloccato anche la firma del presidente federale Joachim Gauck sul Fiscal compact, è stato criticato apertamente da molti politici, tra i quali anche il presidente del Bundestag Norbert Lammert (Cdu). Un conflitto istituzionale del tutto insolito da quelle parti, aggravato dalle sensazione che sta diffondendosi anche a Berlino e Francoforte che la situazione stia di nuovo precipitando, tra le pesantezze dei segnali che arrivano dai mercati, con lo spread di Spagna e Italia ancora una volta in forte crescita, mentre comincia a preoccupare persino la sorte dei titoli di casa. I Bund decennali vengono comprati attualmente a un tasso inferiore allo zero. Dovrebbe essere una buona notizia, ma viene interpretata da molti come il segno di un aggravamento ulteriore della crisi: pur di non investire sui titoli dei paesi a rischio, gli operatori accetterebbero persino di perdere qualcosa pur di avere nel portafoglio i titoli tedeschi, giudicati «sicuri».
IL FONDO LATITANTE
Data la situazione è probabile che, in assenza di Esm, l’Eurogruppo non sia in grado, per ora, di decidere sulle misure che interessano Roma e Madrid. Tanto più che torna l’incertezza sulle condizioni del salvataggio delle banche spagnole. Il premier spagnolo Mariano Rajoy aveva ottenuto che i 100 miliardi di soccorso arrivassero direttamente dai fondi, senza passare nel bilancio statale onde evitare aumento del debito. Ma a parte la «latitanza» dell’Esm, secondo Berlino, ciò sarebbe possibile soltanto quando si costituirà l’organismo di controllo bancario europeo deliberato anch’esso dal vertice di fine giugno.
Ieri il ministro tedesco alle Finanze Wolfgang Schäuble l’ha ripetuto e ha perfidamente aggiunto che, almeno per l’anno in corso, l’organismo comune non potrà entrare in funzione. Altri dubbi che si aggiungono a quelli che gravano ancora sul meccanismo anti-spread.
Ogni tanto, infatti, in Germania, nei Paesi Bassi, in Austria e in Finlandia continuano a levarsi voci secondo le quali i paesi che ne sarebbero protetti, tra i quali (solo teoricamente) l’Italia, dovrebbero comunque dare garanzie e accettare controlli.
ASSETTI AL VERTICE
Abbastanza complicate pure le questioni che riguardano gli assetti al vertice dell’Eurogruppo e alla Bce. Da Parigi hanno smentito discretamente la notizia di un’intesa con Berlino per far avvicendare alla presidenza dei 17 i ministri delle Finanze tedesco e francese. In realtà pare che François Hollande non abbia alcuna intenzione di dare il via libera a Schäuble, considerato (non a torto) come coautore con Frau Merkel dell’austerity di bilancio che sta provocando tanti danni. Per evitare disastrosi scontri aperti, si è chiesto al presidente attuale, Jean-Claude Juncker, di restare fino a tutto il 2012. Per accettare, Juncker aveva posto come condizione l’ingresso del lussemburghese Yves Mersch nel board della Bce e l’ha avuta vinta.
Ma la questione più delicata è l’indicazione di chi sarà chiamato a dirigere l’Esm, quando (infine) entrerà in funzione. C’è un candidato di Berlino, l’economista Klaus Regling, ma si capisce bene che un tedesco, oltretutto ex collaboratore della cancelliera, non incontrerebbe l’approvazione di tutti.