BANDIERA EUROPA

Se l’Europa si rompe

07 agosto 2012

Nella sua ormai famosa intervista al settimanale tedesco “Spiegel” Mario Monti, tra le tante cose, ha detto di essere preoccupato per il clima di ostilità verso la Germania che si starebbe diffondendo in Italia. La cancelliera Merkel, ieri, ha fatto dire al suo portavoce di non vedere questo pericolo. A giudicare da certe reazioni italiane, tuttavia, sembrerebbe di poter dire che fra i due è proprio Mario Monti ad aver ragione e Angela Merkel a sbagliarsi.
Si tratta delle reazioni alle pesanti polemiche accese nella Repubblica federale dall’idea del presidente del Consiglio che le decisioni economiche possano essere prese dai governi bypassando i parlamenti nazionali. Un clima antitedesco in Italia c’è, almeno tanto quanto c’è in Germania un forte pregiudizio contro l’Italia e i paesi dell’Europa meridionale più inguaiati con il debito pubblico.
Il fatto che un deputato, persona peraltro in genere equilibrata, arrivi al punto di chiedere ritorsioni industriali dopo “la reazione spropositata di una parte della politica tedesca alle dichiarazioni di Monti” dimostra che le cose stanno andando pericolosamente al di là delle normali polemiche che nascono dai conflitti di interessi tra stati.
Il ministro degli Esteri tedesco Guido Westerwelle, che pure non è una mammola e non si è risparmiato durezze verso la Grecia e contro le ipotesi di interventi diretti della Bce a favore dei paesi in difficoltà, ieri ha invitato ad abbassare i toni di una guerra di dichiarazioni che sta diventando, anche secondo lui, “pericolosa” per la tenuta dell’Europa. Westerwelle parlava al quotidiano “Die Welt”, che da tempo alimenta una pesante campagna contro i paesi che “non rispettano le regole del rigore”, contro “l’italiano Mario Draghi” e via infierendo. E ce l’aveva, il ministro, soprattutto con quegli esponenti del suo stesso partito liberale e della Csu che usano le polemiche sui “soldi dei tedeschi che vanno ai paesi della Dolce Vita” per costruirsi un profilo nella campagna elettorale che presto comincerà.
Sarebbe molto utile che qualcuno, in Italia, facesse la stessa cosa, stigmatizzando le espressioni di ostilità più preconcette ed evidenti. Hanno ragione a recriminare i tedeschi quando vedono su certi giornali italiani Angela Merkel con le fattezze di Hitler e altre infamie simili e poi non vedono una qualsiasi reazione da parte della politica italiana. Va detto che quando “Der Spiegel” pubblicò la famosa copertina con la pistola su un piatto di spaghetti, le giuste reazioni in Germania non mancarono. Anche al massimo livello. I pregiudizi, la superficialità dei giudizi, l’arroganza, le memoria del passato sono sempre stati ostacoli difficili da rimuovere nei rapporti tra l’Italia e la Germania.
Chi scrive ha partecipato per anni ad incontri periodici tra intellettuali, politici e giornalisti italiani e tedeschi vòlti a rimuovere gli stereotipi. A cominciare da quello per cui i tedeschi amerebbero gli italiani senza rispettarli e gli italiani rispetterebbero i tedeschi senza amarli. Era un esercizio difficile, ma c’era chi si impegnava seriamente a compierlo.
Mi piacerebbe sapere se gli “incontri di Villa Vigoni” (così si chiamavano) si tengano ancora. So solo che la villa sul lago di Como, simbolo dei buoni rapporti tra i due paesi, è stata sequestrata dalla magistratura italiana in una vertenza giudiziaria sui risarcimenti alle vittime delle stragi naziste. Quando Monti ha detto che un certo spirito antitedesco può disgregare l’Europa aveva ragione. E vale anche il contrario. Aveva ragione più di quando se l’è presa con i parlamenti, in una gaffe che ha fatto male ai rapporti tra Roma e Berlino quanto le controversie sugli spread e sulle politiche anti-crisi.
Siamo nel 2012 e abbiamo dietro le spalle 55 anni di comune convivenza e di civilissima collaborazione tra i paesi che fondarono le istituzioni europee. Il Mercato comune, la Comunità europea e infine l’Unione non sono stati costruiti senza contrasti, anche aspri. Ma le ostilità sono state smussate, gli stereotipi abbattuti, il peso della storia sapientemente governato. Siamo cresciuti insieme, e in genere senza insultarci o pensare di essere sfruttati gli uni dagli altri.
Nella crisi attuale dell’euro pare che gli interessi contrapposti non trovino più conciliazione. E’ un errore grave da correggere, a cominciare dal linguaggio.

Ultimi Post
  • Trasparenza e libero scambio, le ricette anti-crisi
    18 giugno 2013

    Un barcone che porta otto manifestanti con le maschere degli otto grandi del mondo e una grande scritta sulla vela: «End Tax Dodging», fermate l’evasione fiscale. C’è anche questo a Lough Erne, dove ieri è cominciata la riunione del G8. Per una volta, la polizia non dovrebbe intervenire con le maniere spicce che si son [...]

  • Ma fino al voto tedesco non ci sono spazi di manovra
    15 giugno 2013

    Ci vuole coraggio. Il vertice sul lavoro giovanile convocato a Roma è stato un’ottima iniziativa, il Consiglio europeo di fine mese a Bruxelles sarà un’occasione preziosa. Ma deve essere chiaro che siamo solo alle premesse. Occorrono fatti, mutamenti di fondo della strategia europea contro la crisi e per il momento i fatti non si vedono. [...]

  • Al processo contro la Bce i falchi non prendono il volo
    13 giugno 2013

    La questione è complicata. Ma un punto fermo nel «processo alla Bce» che si sta svolgendo presso la Corte costituzionale tedesca a Karlsruhe lo si può fissare. Lo ha fatto, un po’ per tutti, uno dei tantissimi professori che si stanno occupando a vario titolo (e alcuni anche senza) della controversia. Joachim Wieland, rettore dell’Università [...]

Archivio
Tag