Tanto rumore per nulla. Una portavoce della Corte di Karlsruhe, ieri, ha smentito formalmente che gli otto giudici della seconda sezione del Tribunale costituzionale avrebbero intenzione di prendersi altro tempo per l’attesissima sentenza sul fondo di stabilità europeo Esm e sul Fiskalpakt.
«Non ci sono ragioni per un rinvio», ha detto la portavoce, aggiungendo, va detto, un «per il momento» che lascia qualche margine di incertezza sul futuro. Com’è ampiamente noto, la Corte si è riservata di decidere il prossimo 12 settembre sui sei ricorsi presentati per bloccare la firma del presidente della Repubblica sotto le leggi di ratifica di Esm e patto approvate il 29 giugno.
Secondo un’indiscrezione del giornale economico Handelsblatt, ripresa dai media europei (e da quelli italiani con grandissimo rilievo), a Karlsruhe sarebbe però arrivato un settimo ricorso, presentato dal professore di Economia berlinese Markus Kerber, che avrebbe dovuto costringere i giudici a rinviare «di molto tempo» la loro decisione. Ciò perché Kerber avrebbe fatto presente l’esistenza di un ricorso contro le ratifiche di Esm e Fiscal Compact giacente già presso la Corte europea di Lussemburgo. Il ricorso è stato presentato dall’eurodeputato irlandese Thomas Pringle, secondo il quale i due strumenti violerebbero i Trattati Ue. Secondo il professore berlinese, la Corte di Karlsruhe dovrebbe attendere l’esito del procedimento a Lussemburgo prima di pronunciarsi a sua volta.
Accordi internazionali
Questa tesi, però, zoppica non poco. Esm e patto sono infatti accordi internazionali e non comunitari, pur se approvati da tutti gli stati Ue eccetto la Gran Bretagna e la Repubblica cèca, e quindi è del tutto controverso se possano essere bloccati perché non corrispondenti ai Trattati. L’accusa che viene rivolta all’accordo che li approvò, anzi, è quella di aver voluto il metodo intergovernativo proprio per aggirare le norme dei Trattati.
Il ricorso dell’eurodeputato irlandese, perciò, ha minime chance di essere giudicato valido dalla Corte di Giustizia, la quale dovrebbe a rigor di logica ritenersi incompetente. Ne consegue che anche la richiesta di Kerber a Karlsruhe perché si aspetti il giudizio di Lussemburgo, sarebbe null’altro che un tentativo abbastanza evidente di prendere tempo.
L’obiettivo, per altro dichiarato, sarebbe quello di mettere in difficoltà il governo della cancelliera Merkel e la sua strategia anti-crisi che fa leva, tra le altre cose, proprio sui 500 miliardi “freschi” della dotazione del nuovo fondo.
Il professor Kerber è noto per le sue posizioni anti-euro e anti-europee tout court e le sue idee vengono considerate quasi sempre border-line. Proprio ieri, l’economista ha rilanciato un’idea davvero bizzarra, che pure aveva già fatto capolino in ambienti economici un po’ eterodossi. Si tratterebbe di creare una specie di «piccola Unione monetaria» tedesco-olandese, basata su una moneta comune sganciata dall’euro. L’ipotesi del «marco-fiorino», però, non pare affatto in sintonia con gli sviluppi politici, almeno nei Paesi Bassi. Qui, dove si terranno le elezioni politiche il mese prossimo, i sondaggi dànno per favorite le sinistre, che ben difficilmente, se andassero al governo, accetterebbero la «miniriforma monetaria». Inoltre, le ricerche di opinione segnalano un malcontento crescente dei nederlandesi contro la sudditanza con cui il governo attuale di centro-destra si è schierato sempre dietro le «austerity policies» della Germania. I malumori sono legati anche ai segnali di recessione che ben più e prima che nella Repubblica federale stanno erodendo il mito di un’economia sana e in sviluppo.
Giudici senza vacanze
Per tornare a Karlsruhe, va chiarito che la smentita dello scivolamento del giudizio non toglie comunque dal tavolo tutti i dubbi sulla effettiva entrata in vigore, dopo il 12 settembre, dell’Esm. Intanto perché i giudici, che in questi giorni stanno lavorando sodo, assistiti da una decina di costituzionalisti che hanno anch’essi dovuto rinunciare alla vacanze, potrebbero sempre decidere che i ricorsi sono fondati e quindi lo strumento è effettivamente contrario alla Grundegesetz.
Secondo osservatori in genere ben informati, pare che non sia questo l’orientamento della Corte e soprattutto del suo presidente Andreas Voßkuhle. Ma i giudici potrebbero anche chiedere al governo di ripresentarsi al Bundestag ogni volta che c’è uno stanziamento da fare a favore del fondo.
Ciò sarebbe perfettamente in linea con le sentenze in cui essi stessi hanno più volte richiamato il governo a coinvolgere pienamente il Parlamento nelle decisioni sui contributi tedeschi. Per il governo Merkel, se non cade prima, diventerebbe una specie di via crucis.